L’errore (che molti fanno) che può trasformare l’ansia in attacco di panico

In certi momenti critici può sembrare il contrario, ma l’ansia non è in grado di ucciderti né di farti diventare pazzo. Sei al sicuro. Non c’è nessun mostro che ti sta inseguendo, la tua ansia non è un aggressore.

I sintomi dell’ansia

L’ansia non è niente di più di energia nervosa nel tuo corpo. Questa energia aumenta e diminuisce continuamente, come le onde del mare. Immagina di galleggiare e di tanto in un tanto un’onda si alza di fronte a te: queste sono le ondate di energia nervosa. Quando opponi resistenza all’onda, ti travolge e ti spaventa, ma quando ti muovi con essa, la cavalchi e alla fine questa passa oltre, senza spaventarti più di tanto.

Le ondate di ansia montano, hanno un culmine e poi riscendono. Hanno sempre un picco per poi placarsi. Vanno su e giù. Diventano un problema (un disturbo) solo se reagisci nel modo sbagliato.

L’ansia spesso si presenta di punto in bianco e aumenta molto velocemente. L’innesco iniziale dell’ansia può essere causato da diverse cose (ad esempio, la stanchezza, lo stress, lo stile di vita), ma aumenta rapidamente quando stai andando controcorrente rispetto alla tua eccitazione nervosa, quando cioè stai reagendo nel modo sbagliato.

L’errore più grande che la maggior parte delle persone fanno quando l’ansia colpisce è quello di farsi invischiare nell’immaginare scenari preoccupanti, per esempio utilizzando un “E se..”:

E se il mio cuore non smettesse di battere così forte?

E se avessi un attacco di panico qui in macchina?

E se quest’ansia costante non se ne andasse?

E se svenissi? Chi mi aiuterà?

E se la mia mente non smettesse di essere ossessionata da questi pensieri?

Fin dalla preistoria le nostre menti sono state programmate per ricercare le minacce potenziali e poi evitarle. Il mondo in cui vivevamo allora era spesso un contesto di questioni di vita o di morte, e gli “E se” erano un processo cognitivo utile che si sviluppò per tenerci fuori dal pericolo immediato.

E se quell’ombra dietro il cespuglio fosse un predatore? Meglio allontanarsi. L’ansia quindi è la modalità con la quale il corpo e la mente cercano di proteggerci. Stanno cercando di fare ciò che pensano sia meglio per noi.

Oggi l’ansia è meno utile di un tempo.

Oggi, tuttavia, è raro (per fortuna) trovarsi in circostanze di vita o di morte, quindi le nostre menti si ripiegano su se stesse, cercando quelle stesse situazioni in cui ne va della vita, che sono quasi sempre solo immaginate (o comunque esagerate).

E se questo batticuore significasse che sto per avere un attacco di panico?

E se perdessi il lavoro e non fossi in grado di dare da mangiare a me o alla mia famiglia?

Nota che questi “E se” non hanno quasi mai a che fare con scenari positivi più probabili, come:

E se qualcuno mi sorprendesse con una bella notizia oggi?

E se il dottore dicesse che sono in ottima salute?

Il mondo è evoluto rapidamente ma purtroppo i processi mentali che attivano l’ansia sono ancora ben presenti, perchè fino a pochi millenni fa era meglio essere cauti ed in guardia piuttosto che ottimisti e spensierati.

Se non si reagisce correttamente agli “E se” ansiosi e li si calma velocemente, tendono a precipitare fuori controllo, balzando da un pensiero catastrofico all’altro. Prima che tu te ne accorga, questi “E se” avranno scatenato un maremoto di adrenalina e di paura.

E se?…e se?….e poi se?

Essere realmente disinteressati può davvero aiutarti

Non puoi impedire l’ondata iniziale di ansia ed i pensieri “E se” che ti attraversano la mente. Si manifestano al di fuori del tuo controllo, il nostro cervello è programmato così. Tuttavia, ciò che puoi sempre controllare è la tua reazione ad essi.

Per disinnescare gli “E se” ansiosi, devi rispondere alla domanda nel modo giusto e limitare il potenziale di crescita dell’ansia.

Una buona risposta a un “E se” è per esempio: “Che importa!”

E se il mio cuore non smettesse di battere forte?

Che importa! Il mio cuore è un muscolo incredibilmente forte. Questo non è nient’altro che un leggero allenamento per lui.

E se avessi un attacco di panico qui in macchina?

Che importa! Accosterò e lo supererò come ho sempre fatto in passato.

E se svenissi in pubblico? Chi mi aiuterà?

Che importa! Se svengo, svengo. Qualcuno mi aiuterà, e in due minuti riprenderò conoscenza.

E se la mia mente non smettesse mai di essere ossessionata da questi pensieri?

Che importa! I pensieri sono solo pensieri e non possono farmi del male. Alla fine la mia mente ansiosa si calmerà, e i pensieri si dissiperanno.

Non importa se non credi completamente alle tue risposte a queste domande. Il punto chiave è quello di sminuire velocemente i timori in arrivo rispondendo agli “E se” nel modo corretto con un forte atteggiamento di “Che importa”. Rispondere “Che importa” è efficace perché neutralizza la paura e ti rimette in una posizione di potere.

Se “che importa” non sembra essere la risposta appropriata per te, allora inventane una tua come per esempio “e allora?” oppure “chi se ne frega”. La cosa importante è sollecitare un atteggiamento sprezzante nei confronti delle tue paure. Troverai sicuramente una risposta abbastanza efficace nei confronti dell’iniziale pensiero “E se”, che avrà il giusto effetto.

Non di rado capita che non sopraggiunga nessun chiaro pensiero “E se” che tu possa identificare, ma piuttosto ti sembra di percepire un senso generale di inquietudine che arriva tramite un ondata di disagio ansioso. In questo caso puoi calmare l’inquietudine dell’ansia generalizzata velocemente nello stesso modo dicendo “Che importa, è solo un accumulo di energia nervosa, non è niente di che.”

Calmare qualsiasi tipo di ansia con un atteggiamento di distacco del tipo “che importa” / “chi se ne frega” è il primo strumento che la terapia cognitivo-comportamentale fornisce: ti aiuta a disarmare velocemente l’accumulo di tensione e ti permette di muoverti nella stessa direzione dell’energia nervosa anzichè opporre resistenza.

Benchè uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale possa insegnarti vari metodi utili a ridimensionare l’ansia, questo primo passo, ovvero sminuire l’ansia crescente anzichè darle importanza, è un ottimo punto di partenza.

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